venerdì 24 ottobre 2014

Editoriale: 'Non è il male né la botta ma purtroppo il livido'

Non sono le due sconfitte di Pineto e Capistrello a far male. Non sono gli errori arbitrali a scuotere i verdeoro in questi sette giorni. Lunedì sera nel più importante campionato giovanile regionale, la Juniores d'Elite, i ragazzi di mister Naccarella hanno perso una partita molto nervosa sul campo della Folgore Sambuceto. I ventidue giovani hanno messo in campo tutto l'agonismo e la voglia di crescere e giocare con espulsi ed ammoniti da ambo le parti (nonostante i richiami continui dalla panchina dei due allenatori). Il pubblico sugli spalti, composto per la maggior parte da genitori, hanno incitato i propri ragazzi facendosi prendere fin troppo dalla foga. Fin qui tutto normale, o quasi. 


Dopo il fischio finale però, la situazione è degenerata. Non tanto sul terreno di gioco, con i ragazzi spediti in fretta e furia sotto la doccia, ma sugli spalti. RM un ragazzo di 17 anni, dopo una dubbia provocazione, è stato malmenato con schiaffi e pugni da un tifoso locale 50enne, padre di due ragazzi teatini. Una scena orribile, di difficile descrizione. Subito separati, RM è stato letteralmente portato di forza negli spogliatoi per mettere del ghiaccio sul volto segnato dalla colluttazione.  'Non è il male ne la botta ma purtroppo il livido' a fa rimanere, come dice una canzone. Si sa che i ragazzi si fanno trascinare dall'agonismo, dalla voglia di crescere e di diventare un giorno calciatori. Sì diventare un giorno perché, si badi bene, ancora non lo sono. Sono adolescenti che stanno rincorrendo un sogno dietro un pallone e non professionisti o campioni da idolatrare. A loro è concesso sbagliare ma è proprio nel momento dell'errore che devono subentrare gli adulti. Questi ultimi con la loro maturità, passione ed esperienza devono porre i cosiddetti limiti, educarli e fargli capire gli sbagli ed insegnare a non riperterli. Così facendo si continua ad insegnare un calcio malato, figlio della violenza e di valori tutt'altro che sportivi. Non si può pretendere che le cose cambino se non si è parte del cambiamento. Non si possono pretendere grandi rivoluzioni se non siamo noi in primis nel nostro piccolo a farle. Non è questo il calcio che vogliamo. Non è questo il calcio che insegniamo ai nostri ragazzi. Non è possibile vedere certe scene, né nei campionati maggiori e professionistici e, soprattutto, nei campionati giovanili culla dello sport e degli sportivi del futuro


Lunedì a Sambuceto ad uscire sconfitto, dopo il verdetto del campo, è lo sport in generale con i suoi valori, diventati ormai quasi una chimera.


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